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L’effetto della FdRSummerFest a San Patrignano

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Simona Malta e Laura Succi

Quanto dura l’effetto di una cosa bella?

Ho chiesto di punto in bianco a Osvaldo Danzi, dopo la festa.

“Scusa?”

“Sì, quanto dura l’effetto di una bella esperienza come quella della SummerFest?”

“Ah. Più o meno una settimana, direi. Dopo la festa girano i commenti e le foto per una settimana circa.”

In quest’epoca dove tutto è molto veloce una settimana è un casino di tempo. Ed è forse per questo che a distanza di ormai sei giorni che mi ritrovo a scrivere della mia esperienza alla SummerFest di FdR a San Patrignano.

Che non sarebbe stata una festa come tante altre lo sapevo fin dall’inizio, avevo assistito alle fasi di preparazione, avevo conosciuto San Patrignano nel corso del MUSTer frequentato durante l’anno e sapevo cosa ci portava lì. Scegliere San Patrignano come palcoscenico della festa di FdR è una dichiarazione. Di impegno, di condivisione di valori, del mettere al centro ogni Persona, di riconoscerla Maiuscola a prescindere dal ruolo e dalla sua storia. Fare una festa in un luogo dove le Persone entrano in un modo e ne escono trasformate, rigenerate dalla vita di comunità e dal lavoro, fa riflettere, nolenti o volenti.

Per me, alla prima Summerfest di FdR, le differenze rispetto a tante altre feste a cui ho partecipato sono state tante.

Differente trovarsi a una festa di una business community in un ambiente informale dove era facile avvicinarsi e conoscere persone nuove, presentarsi, scambiare esperienze, notizie, informazioni, e presto arrivare a confrontarsi su quello che si fa al di là del ruolo che hai.

Era facile perché c’era la Henry Hooks Orchestra, strepitosa, che accompagnava l’aperitivo con la sua musica senza essere invadente, facile perché c’era dell’ottimo cibo distribuito su un lungo bancone che favoriva i tamponamenti e gli assaggi incrociati, facile perché i ragazzi di San Patrignano che ci accoglievano all’ingresso, al buffet, che raccoglievano i bicchieri vuoti, erano sempre pronti a un sorriso o a una battuta, facile anche perché erano tanti i bicchieri vuoti, svuotati soprattutto dall’ottimo pignoletto. Facile per me anche perché c’erano anche alcuni compagni che dopo un anno di MUSTer oggi definirei degli amici.

È stato differente che il clou della festa fossero gli interventi di Pilar Morales, Antonella Grandi, Davide Cardile e Paolo Iabichino sul “fare le cose in modo diverso” e non uno spettacolo di cabaret. Differente perché quando è stato mostrato il video su San Patrignano c’è stato quel silenzio speciale che di colpo smorza il chiacchiericcio di sottofondo e costringe all’attenzione e all’ascolto.

Differente perché tutto questo avveniva su un bellissimo prato, all’aperto, sotto le stelle di una sera di mezza estate rinfrescata da un temporale che era caduto un po’ più in là.

In fondo, divertirsi significa “volgersi altrove”, deviare. E forse è per questo che l’effetto della Summerfest durerà in me come durano le esperienze significative che portano a nuove strade . A lungo.

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