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la “Sostenibilità Manageriale” non è questione di bottigliette

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Nel marasma di conversazioni online e offline sul tema della sostenibilità, che vanno dai mezzi di trasporto utilizzati da Greta Thunberg per andare a spazzolare (quelli che dovrebbero essere) i Grandi del Mondo, alla roundtable dei CEO delle aziende più influenti con tutte le polemiche derivate, anche FiordiRisorse ha voluto prendere – tanto per cambiare – una posizione molto precisa.

Per questo il MUSTer 2019-2020 avrà un filo conduttore molto preciso: la sostenibilità manageriale che per noi significa individuare uomini e aziende che stanno promuovendo una nuova cultura del lavoro orientata al benessere non solo dei fatturati, ma anche dei propri collaboratori e dei territori in cui abitano.

Attenzione perchè qui non si parla nè di Manager della Felicità, nè di bottigliette di plastica sostituite da borraccette d’acciaio con cui molte aziende sui social hanno voluto testimoniare la loro adesione a “nuovi valori” inquinando l’intelligenza di chi poi, con una rapidissima operazione di matching su internet, verifica la coerenza fra una economica campagna di comunicazione social e gli atteggiamenti e le politiche manageriali di quelle stesse aziende.

Stiamo invece parlando di 4 aspetti precisi che a nostro avviso influenzeranno e determineranno i comportamenti e la qualità dei luoghi di lavoro:

UN NUOVO VOCABOLARIO MANAGERIALE

Iniziamo con il definire sostenibile un linguaggio che torni alle Persone verso le Persone. Le “vision” e le “mission” spesso relegate a polverose cornicette mal sistemate nei corridoi aziendali, vengono sostituite dallo “scopo”. Il perchè diventa il motivo portante con cui si coinvolgono i collaboratori; dare uno scopo agli obbiettivi è il nuovo mantra con cui le organizzazioni evolute iniziano a gestire progetti e processi.

Le piattaforme di collaborazione sono uno strumento ma non sostituiscono le relazioni. Le riunioni sono un momento di confronto ma non possono essere il buco nero in cui si giustificano i ruoli di Capi incapaci di gestire i propri collaboratori con strumenti e processi (smartworking) moderni.

UN NUOVO MODELLO ORGANIZZATIVO

L’inserimento di giovani collaboratori deve essere l’opportunità per far dialogare generazioni diverse. Chi pensa di sostituire l’esperienza con il “talento” (anche qui, una parola vuota che in pratica definisce giovani neolaureati a basso costo che non mettono in discussione l’organizzazione), ha perso in partenza. Vince chi riuscirà a far dialogare queste generazioni in maniera tale da creare progetti di reverse mentoring di qualità in cui i più senior trasferiscono ai più junior tutte le informazioni utili a crescere nel proprio settore e ad evitare errori già commessi da altri. I più giovani portano in azienda modelli agili di collaborazione.

La retorica del fallimento è l’ennesima giustificazione di chi non ha strumenti e capacità per migliorarsi. Ma “fallire” non è un verbo positivo. Gli imprenditori e le aziende che hanno fallito portano con sè sofferenze umane ed errori imprenditoriali che nessuno dovrebbe augurarne la replica.

UN NUOVO MODELLO DI IMPRESA

Non è un caso se l’Open Day del MUSTer è stato ospitato da Davines, una delle più importanti BCorp Italiane. FiordiRisorse ha supportato fin dall’inizio Paolo Di Cesare ed Eric Ezechieli che hanno contribuito a istituzionalizzare anche in Italia questo modello virtuoso d’impresa.

Ma non ci sono solo le BCorp e il MUSTer quest’anno sarà ospitato da aziende altrettanto virtuose e racconterà progetti di sostenibilità verso collaboratori e territori.

Per non dimenticare l’innovazione e le tecnologie: visiteremo aziende che DAVVERO stanno promuovendo la tanto sbandierata INDUSTRIA 4.0, tanto presente come tema portante nei convegni delle associazioni di categoria, poco presente nel quotidiano delle nostre imprese. Kuka Roboter, Dallara e Mitsubishi sono solo alcune delle aziende in cui i MUSTeristi potranno toccare con mano l’evoluzione industriale.

UN NUOVO MODELLO DI GESTIONE IMPRENDITORIALE

E infine la sostenibilità affronterà anche il tema della gestione d’impresa, dal punto di vista economico finanziario, etico, ma anche commerciale e comunicativo. Abbiamo individuato chi oggi sta dialogando con clienti e fornitori in maniera più sostenibile, chi ha deciso di utilizzare leve commerciali più gentili, ma soprattutto racconteremo come e perchè l’etica paga.

Il programma del MUSTer è consultabile sul sito. A differenza dei programmi delle più importanti Business School, nel programma troverete i nomi di gran parte dei docenti e delle testimonianze aziendali.

Un Master manageriale si deve sceglie soprattutto per la qualità degli interventi, non si può comprare a scatola chiusa.

E anche questa è sostenibilità. O etica, fate Voi.

2 Commenti

  1. il mio commento consiste nel riprendere uno spezzone di testo in cui modifico qualche parola:

    Chi pensa di sostituire l’esperienza con il “talento” (una parola che spesso è abusata per designare giovani neolaureati a basso costo che non mettano in discussione l’organizzazione, i superiori), ha perso in partenza.

    Vince chi riuscirà a far dialogare queste generazioni in maniera tale da creare progetti di reverse mentoring di qualità in cui i più senior trasferiscono ai più junior le esperienze utili a crescere nel proprio settore e ad evitare errori già commessi (da altri o da sè stessi). I più giovani portano in azienda modelli agili di collaborazione (non sempre l’età anagrafica porta modelli agili, vi sono parecchie testimonianze del contrario, oggi, in Italia).

    “fallire” non è un verbo positivo. Gli imprenditori e le aziende che hanno fallito portano con sè sofferenze umane ed errori imprenditoriali che nessuno dovrebbe augurarne la replica – vero nella cultura Italiana ed in altri paesi. In USA fallire è un nodo di esperienza che serve per andare avanti meglio.

    1. Grazie Antonio per la risposta. Volevo evitare la solita retorica dei vecchi che parlano male dei giovani e provare a sottolineare quello che dovrebbe essere la caratteristica delle nuove generazioni al lavoro. Così come è anche vero che non tutti i “senior” siano competenti…

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