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Quaranta testimonial per il Meyer (bambini compresi..)

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gruppoQuando Alessandro (Benedetti, Segretario della Fondazione Meyer) parla, si vede che ci crede. Per la seconda volta lo vedo illustrare il “suo” (non-)Ospedale e la motivazione che sprizza da ogni poro e dai suoi occhi mentre sorride è spontanea e contagiosa.
Raccontare cosa abbiamo visto, noi 40 fortunati che sabato mattina ci siamo incontrati (quanti anche da fuori: da Bologna, da Barberino, da Modena, da Firenze, da Empoli, da Pontedera..), non è facile. E per questo dovrete fare un salto nell’album di FdR per vedere le decine di foto che Giovanna, Africa e Rossella hanno scattato. Ma non potrà mai essere come vedere di persona. E per questo, vi invitiamo a farlo, quanto prima.
Di certo, rimangono ben impressi alcuni messaggi fondamentali: il Meyer è una struttura PUBBLICA, finanziata dalle donazioni dei PRIVATI, alla cui base c’è un progetto che dovrebbe essere di esempio per tutti: il bambino e la famiglia al centro. Che non è uno slogan. Basta passeggiare nei corridoi del (non) ospedale, accompagnati da Alessandro per rendersene conto: una struttura eco-compatibile che raccoglie, trasforma ed irradia luce naturale fino al quarto piano sottoterra. Un’accoglienza degna di un aeroporto, con aree per il ricevimento dove i bambini trovano seggioline a forma di coniglietto, colori, legno e angoli (ma non spigoli) ovunque.
Non abbiamo sentito nemmeno per un secondo odore di ospedale e di disinfettante. Però abbiamo visto passeggiare i clowns nei corridoi, abbiamo visto le mucche colorate e le donazioni di decine di artisti: Pinocchi, animali strambi, segni zodiacali e lettere di alfabeti magici. Abbiamo visto una ludoteca attrezzatissima, un orto botanico dove i bambini seminano le loro piantine, il carrellino della biblioteca per i prestiti dei libri, gli ambulatori legnosi, e le camere per la degenza a misura (e a concezione) di bambino.
Ripeto, raccontarlo è inutile, quanto impossibile.
Avevo però bisogno di non essere solo a testimoniare il legame che da mercoledi unirà FdR al Meyer, perchè non sembri la solita operazione “simpatia e cuore buono”, ma un concreto impegno da parte di tutti noi a testimoniare che esite un posto dove i numeri della sanità hanno un segno + davanti, dove si ricerca il miglioramento continuo e dove i bambini piangono perchè vogliono restare, non perchè se ne vogliono andare.. A dimostrazione che le cose si possono fare quando le persone hanno un progetto condiviso e coinvolgente.

7 Commenti

  1. Volevo condividere con voi la bellissima visita allo “Spedalino Mayer” (Nuovo Ospedale Meyer).
    Devo ringraziare FdR, Alessandro e Duccio che ci hanno accompagnato in questa presa di coscienza di una realtà territoriale di vitale importanza.

    La cosa che mi ha colpito di più è stata la mancata percezione di essere all’interno di un ospedale; è vero che eravamo in visita “di piacere” e non come “utenti”, ma vi garantisco che è totale l’assenza di quel senso di ansia, di oppressione, di quel filo di paura che ti viene quando inizi a percorrere un lungo corridoio di un ospedale tradizionale.
    Era proprio questo uno dei principali obiettivi dichiarati del progetto iniziale del Nuovo Meyer.
    Per giungere a questo risultato la strada deve essere stata molto lunga; ho percepito un impegnativo studio dietro a tantissimi piccoli dettagli : il coniglietto mascotte che trovi un po’ ovunque, le cui orecchie spuntano anche dalle sedie, la ricerca di definizioni ad uso e consumo dei bambini (il grande atrio in stile moderno che si attesta alla “vecchia” struttura preesistente definito la “pancia della balena di Pinocchio”), la ludoteca, la scuola per le lunghe degenze, il giardino con piante e fiori curati dai bambini, oltre alle cose più evidenti come i clown, la musico-terapia, la pet-terapia (cani Labrador che scorrazzano tra i pazienti), le camerette dotate tutte di 2 posti letto con annesso divano-letto per 1 genitore e bagno con vasca, …

    Personalmente di tutti gli aspetti architettonici-organizzativi visti sabato la cosa che mi ha colpito di più è stata lo “spazio dello spirito”, un luogo dell’ospedale dove fermarsi un attimo a pensare o pregare : questo spazio non è stato creato ad uso e consumo solo della religione cattolica, ma grazie ad uno studio congiunto un luogo che contenga elementi comuni a culture e religioni diverse, in modo che in questo mondo globalizzato ognuno possa trovare un pezzetto di casa.

    Al termine della visita abbiamo capito meglio il ruolo sinergico della Fondazione Meyer che si occupa di curare l’immagine e la raccolta fondi dell’ospedale; alla domanda “dove finiscono i soldi raccolti” spiccano 3 argomenti :
    1-ai ricercatori : per sviluppare un centro di ricerca di eccellenza
    2-per acquistare nuovi macchinari : una nota azienda di caffè ha donato 3,0 mil di Euro per acquistare un macchinario per la risonanza magnetica in 3D tra i più avanzati in Europa
    3-per le famiglie : per creare sempre nuovi spazi e servizi destinati alle famiglie

    Un ospedale funzionale e funzionante di cui andare fieri.

  2. Ciao a tutti,
    mi ritengo fortunatissima di aver avuto l’opportunità di conoscere la struttura Meyer. Nella mia vita ho avuto dell’esperienze in ospedale (e chi non le ha avute… purtroppo) ed avevo paura di trovarmi sommersa nei miei brutti ricordi… ma non è stato affatto così, e devo dire che mi sono chiesta cosa sarebbe successo se in quei ospedali “convenzionali” ci fosse stato un po’più di colore e dedizione da parte del personale ospedaliero, e soprattutto “calore umano”. Ma non potrò mai cambiare il passato, ma posso collaborare per il futuro. Per me la visita al Meyer è stata una rivelazione, da sabato non smetto di parlare con chiunque mi trovo di questo non-ospedale, ditemi se c’è qualcosa che possa fare per collaborare che io ci sto!! GRAZIE davvero a tutta la Fondazione Meyer, siete un esempio per tutti!!!

  3. Un’esperienza multisensoriale ci attende al Nuovo Meyer di Firenze, Ospedale Pediatrico d’Eccellenza che copre tutte le specializzazioni medico-chirurgiche.
    Entriamo in punta di piedi, come ospiti privilegiati, lontani da ordinarie storie di emergenza.
    Siamo subito catapultati in un mondo fantastico e onirico dove riemerge il bambino che è in noi.
    Perché questo è un posto speciale, soprattutto per i piccoli.
    Lungo gli ampi corridoi siamo inondati di luce naturale, rincuorati da colori vivaci e allegre mucche artistiche. Dalle vetrate ammiriamo un giardino di piante e sculture che dà continuità al parco in cui è immerso il Meyer, quasi fosse l’ingresso di un nuovo spazio giochi.
    Nemmeno per un istante, avvertiamo la pressione del disagio, dell’incertezza, della sofferenza, del timore. Il classico odore di ospedale qui è assente.
    Il personale indossa camici a grossi pois e sorride spesso.
    Più che accolto, il bambino si sente abbracciato, mentre riceve le cure necessarie, grazie a tecniche di distrazione diverse. Si riappropria della propria centralità ed unicità come persona.
    Percepiamo un grande lavoro di psicologia infantile in sinergia con l’avanguardia delle cure.
    La stessa architettura rimanda ai luoghi classici delle fiabe e consta di strutture speculari per approcci di gravità, per ridurre al minimo la permanenza dei bimbi in ambiente ospedaliero.
    Il Meyer si avvale di criteri di costruzione innovativi, di risparmio energetico, di biocompatibilità e atossicità dei materiali; affianca terapie moderne come i clown, la musica, la pet therapy ad attività ricreative come la ludoteca, il teatro, il giardinaggio, la biblioteca. Degni di nota anche il ‘Care Toys’, il primo laboratorio di ricerca e progettazione di giochi per l’infanzia e lo ‘Spazio dello Spirito’ per favorire momenti di riflessione per atei e per credenti di fedi diverse.
    Insomma una realtà polifunzionale importante con altri progetti in cantiere, come quello di ampliare il volume destinato alla ricerca scientifica da 700 a 5.000 metri quadrati.
    Uscire col sorriso dal Meyer è un dono bellissimo,facciamo in modo che questo contagio diventi una pandemia!

  4. Al Meyer io ci vado da quando ho tre mesi per far controllare il mio cuore: prima al vecchio Meyer e poi al nuovo. Anche se lo conoscevo già, l’incontro di sabato 2 Ottobre e la visita dell'”Ospedale” mi hanno fatto capire molte cose.
    1. Il Meyer è uno degli ospedali, tra i migliori in Europa, che non vuole far sembrare i bambini all’ospedale (infatti non lo sembra!).
    2. All'”Ospedale Meyer” sta molto a cuore la natura. Infatti quasi tutti gli impianti elettrici sono fatti a energia solare.
    E’ una grande fortuna per i bambini aver un ospedale solo per loro, dove tutto viene studiato e fatto per renderli più felici anche quando sono malati.
    Chloé, 12 anni

  5. Grazie per questo tour guidato molto istruttivo, organizzato in modo professionale ed efficace, attraverso il quale ho potuto capire meglio come si concretizza la particolare attenzione ed il massimo impegno che la struttura del Meyer ha nei confronti del mondo infantile e della salvaguardia della sua salute. E’ rassicurante vedere come nulla sia lasciato al caso e come tutto venga concepito in modo che il bambino non abbia la sensazione di essere in Ospedale ma in una realtà ludica, piena di colori, di musica, di luci e di stimoli di ogni genere. Mi hanno colpito il progetto scuola per il diritto allo studio garantito anche all’ospedale e lo spazio magico della ludoteca con il suo orto… nonché la banca del latte. Al centro dell’attenzione la ricerca dell’eccellenza attraverso le sinergie tra fondazione, azienda ospedaliera, università e dietro le quinte la possibilità per ognuno di noi in veste imprenditoriale o personale, di contribuire con il volontariato o le donazioni. Un gran bel progetto che merita visibilità e passaparola.

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