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Una volta non c’era(no)… [Una questione di delega]

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8551999-ufficio-giovane-lavoratore-sorridente-colleghi-di-lavoro-in-backgroundUna volta, nelle aziende, non c’era(no) i colleghi, una volta c’era “il ragioniere o persona di fiducia” l’unica persona a cui veniva delegata ogni decisione (o il potere di decidere): la sua assenza vincolava l’ufficio (e, esagerando un po’, l’intero stabilimento) a fermarsi se non si aveva del lavoro arretrato o pianificato da fare (e pattuito con lui).

La totale mancanza della delega (o fiducia ?) verso gli altri lo costringeva al “tira tardi” per far di conto, per il “disbrigo” delle pratiche quotidiane: selezioni, assunzioni, incontri sindacali, acquisti, vendite…fino al bilancio (quello economico, non delle competenze); e si, durante il giorno era impegnato a distribuire il lavoro ai dipendenti: quanto lavoro e quanta fatica.

Poi i mercati che cambiano, si evolvono, diventano veloci, troppo veloci per affrontarli da soli, la concorrenza sempre pronta con idee innovative e anche queste difficili da contrastare senza confrontarsi con qualcuno che fa parte della stessa squadra, che lavora sullo stesso progetto…che ha i suoi stessi obiettivi e le competenze specifiche.

Facendo bene attenzione nel fare un passo per volta allora, decise che valeva la pena (per il bene dell’azienda e di se stesso) delegare dapprima attraverso le proprie competenze, una sorta di “si fa così” fino ad arrivare alla fiducia totale: fiducia nelle capacità dei dipendenti…e già, sempre una volta, gli chiamavano dipendenti perché dovevano dipendere (e poi guai a sostituire dipendenti con collaboratori negli accordi sindacali), poi mano a mano che si sono accorti delle capacità dei “dipendenti” hanno iniziato a chiamarli dapprima collaboratori, fino ad arrivare ai tempi d’oggi, che ognuno di noi, a prescindere dal ruolo che riveste all’interno dell’azienda, gli chiama colleghi (direttamente dal sito della Treccani: dal lat. collega, comp. di con– e tema di legare «delegare»), e sempre più spesso seguito anche dal nome proprio e aggettivo possessivo “il mio collega Mario”…come a dire è mio e ne vado fiero, oggi.

3 Commenti

    1. Ciao Andrea, nonostante le continue evoluzioni dei modelli organizzativi all’interno delle aziende, ancora qualcuna ostica a questo argomento capita di trovarla, mi spiace che ti sia capitato. Come hai riportato…la tua e’ stata una esperienza PROFESSIONALE, chissà se dall’altra parte se ne sono accorti…

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