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"E" di Emergency: idee, storie e persone che cambiano il mondo. Quasi come "Wired"

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All’inizio fu Rita Levi Montalcini, poi Mario Cucinella, Hugh Herr, Lorenzo Thione, Giovanni Bignami, Alessandro Baricco. Yoani Sanchez. Chi già aveva avuto modo di leggere le versioni inglese o americana sapeva di cosa si stesse parlando, chi non aveva mai sentito parlare di Wired, ha avuto modo di apprezzare un biennio in cui, grazie a (o nonostante) Riccardo Luna, il giornale ha trovato i suoi spazi anche in Italia.

Dallo scorso anno sono però cominciati i primi scricchiolii. Sarà che il “dir” ha iniziato ad avere un indiscusso seguito personale, il giornale ha fatto una brusca inversione di marcia, credendo forse di aver conquistato una leadership, rivelatasi piuttosto debole. La rete inizia a lamentare assenza di contenuti, troppa attenzione alla patina, alla grafica, ai materiali (nonostante in uno dei primi numeri si parlasse di Impatto Zero!) e sempre di meno alle parole, alle idee, a quelle – come recita il sottotitolo – storie e persone che cambiano il mondo. Da qui le prime defezioni, i primi abbonamenti non rinnovati, le contestate copertine con Etò, Fiorello, Veronesi.

Si cerca dunque di recuperare qualche follower attraverso promozioni decisamente ruffiane come “Internet premio Nobel per la Pace” (potreste mai volere il contrario??), “Sveglia Italia! Wi-fi libero per tutti”, Working Capital (a capo della quale ricordiamo c’è Telecom, l’investitore di riferimento di Wired). L’esito di queste crociate non ha lasciato grandi tracce se non fosse che in rete qualcuno ha ipotizzato una vera e propria campagna promozionale orchestrata a tavolino con tanto di agenzie di comunicazione a supporto.

Credevamo che peggio di così non fosse possibile, invece sembra che la guida di Carlo Antonelli, ex direttore di Rolling Stones e quindi una provenienza molto affine al pubblico di Wired sotto certi aspetti, stia facendo tracollare il giornale. Non parliamo dei fidelizzati da Luna che ancor prima di leggere il giornale ne avevano decretato la prematura scomparsa, ma di coloro che, dopo una falsa partenza ad agosto (l’Inside del nuovo direttore è criptico e quanto di meno comunicativo possa esserci!) che in molti abbiamo giustificato come una sorta di rodaggio, oggi hanno fra le mani il secondo numero. L’impronta è ormai chiara: idee che cambiano il mondo non ce n’è, persone ancor meno, storie, nessuna.

Forse non è così azzardato a mio parere, immaginare un avvicendamento in campo fra Wired (ormai “expired”) e il neonato mensile di Emergency, direttore una firma storica del giornalismo italiano, Gianni Mura. Un approccio quasi da fanzine: carta ruvida, grafica non propriamente di grande effetto, ma fin dal primo numero tre cose sono subito chiare: gli intenti, la totale autonomia con qualsiasi forma politica o industriale, e, sorpresa, storie, idee e persone che stanno cambiando il mondo. O almeno che vorrebbero cambiarlo.

Sembra quasi che il testimone sia passato a Emergency, da cui ci saremmo aspettato una sorta di cronaca dai Paesi di Guerra – vista la “ragione sociale”, qualcosa che facesse da traino alle donazioni e alle Campagne in corso. C’è anche quello, certo, ma soprattutto si leggono e si conoscono cose e persone straordinarie, di cui difficilmente si parla sui giornali e si dà spazio a convegni ed incontri istituzionali, dove si parla solo se conosci le strade giuste, non necessariamente se hai le idee, giuste.

In tre numeri di “E” ci sono decine di storie: i ragazzi dell’Associazione Askavusa che a Lampedusa promuovono un turismo consapevole, raccontano le storie dei disperati che arrivano – e spesso non arrivano – attraverso un museo di relitti e di oggetti ritrovati in mare. Si parla di cultura dell’accoglienza, di progetti scolastici nei Paesi in cui non ci sono strutture, di chi sta rilanciando progetti di agricoltura sostenibile a fianco alle storie degli schiavi moderni nei campi di raccolta in Campania. Si parla di Massimo Bottura, chef di fama internazionale, della sua immensa collezione di dischi, del suo piccolo mondo modenese e della sua immensa cucina tradizionale (altro che Carlo Cracco che dalla copertina di Wired, voleva convincerci a mangiare insetti!), le buone notizie che vengono dal mondo ma anche il bollettino mensile dei troppi morti sul lavoro che ancora questa Italia produce. Storie, Idee, Persone che cambiano il mondo. Anche se qualcuna di queste, fa incazzare qualcuno. Nessuno dei quali, fra gli investitori.

 

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