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Che fastidio ti danno i social?

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In vista dell’apertura della Nuova Casa di FiordiRisorse, lontana dai social, scrivete qui quali sono le cose, gli atteggiamenti, i fenomeni e i comportamenti che non sopportate quando aprite un social.

Le vostre frasi ci serviranno per accompaganre la Campagna Soci 2024.

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48 Commenti

  1. Ho disinstallato Facebook perché mi infastidivano i professionisti del pessimismo, per ogni notizia riuscivano sempre a commentare in maniera negativa.

    1. Mi infastidisce qualsiasi cosa dei social, ma alcune più di altre. Qualche giorno fa mi sono disiscritto da Facebook, alla chiusura dell’account l’app mi chiede se voglio cancellare il profilo o parcheggiarlo indefinitamente. Ho optato per la seconda, pensando che chissà, un domani potrei pentirmene.
      Comunque uso anche Instagram e ogni tanto pubblico qualche storia, una al mese (circa). Bene, una persona fra i miei contatti fb che frequento anche nella vita reale mi chiede perché abbia pubblicato una certa story su Facebook e così scopro (con orrore) che quando si disabilita un account questo in realtà continua ad esistere per tutti, semplicemente si viene disconnessi dal punto di vista della fruizione dei contenuti, ma che se si pubblica una story su IG, questa viene pubblicata automaticamente su FB anche dopo la disattivazione dell’account. Sta cosa m’è sembrata una roba oscena e adesso sto pensando seriamente di sparire da tutti i social definitivamente.

      1. Dei social mi deprime il fatto che la vita degli altri venga sempre ritratta come estremamente bella e ‘di successo’,mentre la mia,nella realtà,spesso non lo è affatto.Tutti sembrano riuscire a raggiungere o addirittura superare i propri obiettivi, mentre io mi sento sempre al palo.E più leggo dei successi degli altri più penso di essere poco bravo io.Magari in realtà sto messo meglio degli altri ma ne ho perso la percezione.
        Prima di adottare i miei figli,i post degli altri genitori adottivi erano tutti pieni di amore e felicità per cui pensavo che in fondo me la sarei cavata anche io.Poi siamo finalmente riusciti a diventare genitori, e sono venuti fuori i problemi veri.
        Innocentemente, pubblicavo le mie sventure quotidiane sui vari gruppi a cui ero iscritto, per un confronto,pensando di essere il solo a dover affrontare difficoltà e puntualmente venivo contattato in privato da altri genitori, disperati,che erano caduti nella stessa trappola in cui ero caduto io e che mi domandavano come facessero gli altri ad essere così felici…

      2. I suggerimenti…persone, pagine, prodotti scelti da loro. Passo più tempo a cancellarli che a leggere quello che invece ho scelto.

  2. Buongiorno, su LinkedIn mi disturbano molto i post autoreferenziali, i guru maestri di vita e mi disturbano le continue richieste di collegamento a cui segue il solito messaggio spam con la richiesta di call per venderti qualcosa. Apprezzo invece trasversalmente i gruppi o post tematici in cui si può approfondire e apprendere nuovi contenuti e da nuove prospettive .

    1. Mi infastidisce non avere il controllo su cosa vedere e cosa non vedere. I post di amici e pagine che seguo sono affogati in mezzo a decine di post sponsorizzati o suggeriti dall’algoritmo.

  3. Il problema dei social è che ti viene chiesto il collegamento per poi non coltivare una relazione.
    L’attenzione all’altro è ciò che ci dovrebbe rendere animali sociali, ma spesso qualcuno ti ferma e ti parla dei suoi problemi, ma come accenni ai tuoi lui scappa perché ha altro da fare.

  4. Mi sono avvicinato al mondo digitale come alternativa al giornalismo precarizzante meridionale. Mi hanno incuriosito le dinamiche, ne ho colto l’opportunità e ne ho fatto parte del mio lavoro. Oggi da utente purtroppo non posso che ritenete l’esperienza social crollata sotto il peso di marketing e inserzioni, dove la naturalezza del confronto viene soppiantata da logiche di visibilità algoritmiche in un appiattimento premiale dell’intrattenimento a cui oggi tale forma di comunicazione va relegata. Logiche, tra l’altro, di flame e banalità con un’eminenza grigia dai soli scopi di profitto a cui releghiamo scelte che finirebbero in ben altre conversazioni su etica e diritto.
    Il social è utile oggi solo ad accorciare le distanze tra gruppi con comuni interessi, come fu per i forum di discussione; per il resto sono deriva dell’incomunicabilità contemporanea. Inoltre i problemi relativi alla gestione della privacy ormai sono evidenti e tale invasività nelle vite altrui andrebbe regolamentata a livello istituzionale in maniera più incisiva.

  5. Sono donna e non può non infastidirmi la ferocia con la quale vengo aggredita in alcuni casi. Basterebbe dire che non si è d’accordo e perché invece si sfocia sempre nell’attacco personale.
    Poi anche la mia professione non aiuta! Sono tutti capaci di giudicare l’operato di un docente perché a scuola ci sono andati… doppio attacco quindi e anche su Linkedin, dove non me lo aspetto mai.

  6. I social hanno perso completamente il senso di avventura e di scoperta. Dopo quindici anni sono diventati come il pranzo di Natale con gli zii che non vuoi vedere. E in un certo senso sono morti: tik tok e Instagram non sono social ma solo strumenti di intrattenimento passivo. Il resto sono persone di mezza età che litigano sull’argomento del giorno polarizzandosi a caso

  7. Mi danno fastidio quelle persone che sui social parlano per altre/i, abbracciano cause senza conoscerle e viverle, e giudicano, danno imperativi e soluzioni.

  8. non vedevo l’ora che qualcuno me lo chiedesse…mi danno fastidio i post con luoghi comuni, in particolare questo filosofare sulla “gentilezza” e su altri termini che sono il frutto di mode del momento.

  9. Ho smesso di usare Facebook dall’introduzione delle reaction ed in particolare della risata, utilizzata ormai per ridicolizzare post seri o persino tragici distruggendo completamente ogni confronto. È letteralmente bullismo: ridere ponendosi a superiori senza aggiungere nulla, l’antitesi del motivo per i social nascerebbero.

  10. Mi infastidisce la banalizzazione dei temi che poi conduce rapidamente alla polarizzazione, contrapponendo fazioni che saturano con botte e risposte tutto lo spazio disponibile. Evidentemente è una strategia premiante, che funziona perché si ha una parvenza di partecipazione e di “engagement”. A monte di questo – e per gli stessi motivi di successo dei post – vengono promossi temi che spesso, a mio parere, sono distanti dalle vere problematiche di fondo, ma sono sicuramente più approcciabili, pop e divisivi. E ci sguazza tutti come pesciolini felici.

  11. Su Facebook, qualunque lamentela fine a se stessa, tutte le catene di Sant’Antonio (nel 2023 ancora ste cose?), tutto ciò che è antiscientifico e populista.

    LinkedIn: i guru di stoc…o

    Instagram: qualunque post su come fare 10.000 Euro al giorno

  12. I social sono nati per polarizzare le opinioni. Mi infastidiscono le squadre contrapposte su qualsiasi argomento. E quelli che hanno un opinione su tutto. E quelli che quando muore uno o una famoso/a lo annunciano come se gli fosse morto un parente. Cristo santo, una volta puoi pure essere triste perché è morto qualcuno che ammiravi. Ma tutte le volte? Che poi, a pensarci bene, uno magari era un grande artista e una persona orrenda nella vita privata.

  13. LinkedIn: troppa gente che condivide opinioni altrui invece di esporsi con idee proprie.

    Facebook: troppa pubblicità e pagine sponsorizzatile.

    Instagram: pura vetrina senza scambi di opinioni.

  14. vorrei frequentare un social dove le persone preferiscono ascoltare, cercar di capire e poi esprimere cosa pensano con rispetto ed educazione; ovvero un social che oggi non c’è.

  15. Mi da un po’ fastidio che sembra lavoro, ma lavoro volontario molto rigido, vincolato, non divertente: ricordo più leggerezza e creatività sia sulle vecchie messaggerie che sul lavoro vero

  16. mi infastidiscono i tuttologi, i complottisti, i disfattisti e quelli che vogliono per forza venderti qualcosa e insegnarti a vivere. Apprezzo invece chi porta valore e non ha bisogno di essere presente a tutti i costi per far sapere di esistere

  17. L’Algoritmo…non so come funziona e spesso ti fa fare “incontri ravvicinati del terzo tipo” con persone che si autocelebrano…che noia

  18. Fastidio numero 1: quelli che pontificano sui titoli di un articolo senza averlo letto (ergo senza averci capito nulla); 2) La pubblicità, che per il figlio di un grafico pubblicitario come me dovrebbe essere bella, in realtà la detesto. Perchè è invasiva e ti segue ovunque, e poi perchè nel 95% dei casi, è inguardabile 3) quelli che con ogni cosa abbiano a che fare, sia vino, sport, ristoranti o altro, non perdono l’occasione per metterla sul loro tifo politico

  19. Se una cosa è gratis il prezzo sei tu.
    Dovrebbe esistere un internet a doppia velocità (tipo le autostrade per intenderci), ove si paga di più per avere contenuti/network cerificato.

  20. Va bene avere una propria opinione, avere esperienza. Ma auto-proclamarsi esperto di qualcosa quando non si hanno né studi né competenze, a me un certo fastidio lo danno.
    Succede per il Covid.
    Succede con la qualsiasi campionato o mondiale di calcio o tennis o altro sport.
    Succede pure con le violenze di genere.
    Non c’è più rispetto per niente.
    Sui Social anche la persona più colta magari viene derisa da persone senza la minima preparazione in tal materia.
    E poi il finto perbenismo.

  21. Ho incominciato ad utilizzare LinkedIn molti anni fa, solo per lavoro, e la qualità di quello che veniva postato, era davvero di rilievo. Adesso LinkedIn è per tanti il palcoscenico della Fuffa, dei Guru, dei maestri che sanno sempre cosa dire, cosa fare…ma a parte le parole…la sostanza poi è inesistente.

  22. Trovo terribile la banalizzazione e la semplificazione estrema del linguaggio ai tempi dei social. L’impossibilità di esprimere concetti complessi e di dibattere ascoltando il parere altrui.
    Non sopporto la mancanza di sfumature e la polarizzazione delle opinioni.
    Tutto ciò si riflette nella mancanza di rispetto nei confronti della grammatica e dell’ortografia.

  23. Mi disturbano le persone che ti contattano usando format predefiniti per organizzare con te call su argomenti che nulla hanno a che fare con il tuo settore lavorativo, dimostrando di non aver letto la tua storia professionale. Mi disturbano i contatti che nella loro attività su linkedin condividono esclusivamente e quasi in maniera compulsiva i post dell’azienda per cui lavorano.

  24. Che fastidio mi danno i social?
    Direi adesso nessuno dato che li ho abbandonati. Per lo meno Facebook ed Instagram, da quando chiedono soldi oppure accesso completo ai dati, mi hanno fatto un grande favore facendomi decidere di abbandonarli definitivamente e sinceramente non ne sento così tanto la mancanza

  25. Mi infastidiscono i video continui (tutti uguali) sulla bacheca del nuovo Instagram che vuole essere tiktok.
    Ho eliminato l’ account Facebook per le troppe fake news (e i relativi commenti) e cancellerò a breve Instagram per questo, se non cambia.

  26. di Linkedin, non sopporto il COMBINATO DISPOSTO tra uso che ne fanno praticamente tutte le società di recruiting, selezione, head-hunting (da quelle più mass market alle top blasonatissime) per cercare e trovare info sul candidato e il fatto che per apparire in alto, in queste ricerche, devi avere un alto Social Selling Index, che valuta la quantità delle interazioni con post e articoli e non la qualità.
    Praticamente chi vuole avere più speranze nella ricerca di un lavoro deve per forza sottostare all’algoritmo imperante, che fa contare di più pubblicare un sintetico post banale sul “solito capo che si circonda di yes man” , che ottiene migliaia di visualizzazioni, rispetto ad un post più centrato e focalizzato su aspetti specifici della professione, che essendo meno banale, deve essere più lunghetto e di conseguenza più indigesto all’utente medio e totalizzante molte meno visualizzazioni.
    E’ la logica del breve e superficiale, della ricerca del consenso a tutti i costi che fa fiorire i Guru del Nulla…ma che è avallata dalle società di cui sopra e a cui devi sottostare se non vuoi sparire dai radar selettivi…ASSURDO

  27. Fiducia nel riassuntino altrui e necessità spasmodica di schieramento
    Mi dispiace e mi infastidisce l’incapacità di approfondimento, che apre le porte alla polarizzazione e disinformazione. Lo slogan meglio riuscito crea fazioni, i noi e loro, e sembra quasi che nessuno abbia voglia e tempo di approfondire un argomento e sviluppare un pensiero critico articolato e personale, tanto qualcuno lo ha già riassunto per te e ti ha già detto come pensare

  28. L’approssimazione indiscriminata! La sterile superficialità d’ogni e l’incapacità totale di una comunicazione e un’informazione etica

  29. Il mondo dei “primi” Social era bello, ma anche illusorio. Per anni mi sono chiesto “come fa tutto questo a essere gratis?”.
    Non lo era, infatti.
    Era solo una lunga promo, servita a portarci tutti qui.

  30. Mi infastidiscono: l’autoreferenzialità, le polarizzazioni, il qualunquismo, il voyeurirmo, i collegamenti privi di collegaMenti, i post con tanto miele e poco cuore che batte, le frasi fatte e le azioni non fatte. Mi infastidisce il non avere tempo ed energie sufficienti per poter commentare ai troppi contenuti irritanti e opinabili, mi infastidisce il martellamento continuo di post e opinioni simili in occasione di eventi e fatti clamorosi. Mi infastidisce il non aver ancora la forza di sottrarmi a tale rumore.

  31. I social sono dei mostri creati dagli umani.
    Ci siamo tuti cascati, c’era l’illusione di conversare, divertirsi, fare amicizie, stringere rapporti di lavoro….
    Mi dà fastidio la dipendenza che creano.
    Mi infastidiscono le notifiche, essere bombardati continuamente da post inutili, scritti male, da persone che non si documentano e che scrivono cose non corrispondenti alla realtà.
    Alcuni fanno leva sui problemi altrui per manipolarli, offrendo soluzioni preconfezionate che a loro dire risolvono tutti i loro problemi o facendo pressioni psicologiche, anche inconsce.
    I social creano illusioni, non relazioni.
    E’ vero che non è mai questione dello strumento in sé ( questo o quel social), ma che dipende anche da noi, da come li gestiamo. Spetta a noi governarli, ma creando dipendenza ribadisco che è molto difficile uscire da alcune dinamiche.
    Peccato, perchè Linkedin ( anche se è notevolmente peggiorato negli ultimi anni ) offre anche molti spunti interessanti, articoli di valore, networking sano ed è indispensabile per chi lavora in alcuni campi.
    Non sopporto infine la maleducazione, gli insulti, gli haters in generale.

  32. Mi infastidisce l’isteria di massa che vedo appena accade un fatto di cronaca, tutti opinionisti, tutti già pronti a schierarsi, senza aver prima approfondito e devo allora sorbirmi frasi che mi fanno accapponare la pelle.

    Mi infastidiscono le fake news che vedo condividere senza un minimo di spirito critico e diffondersi a macchia d’olio.

    Mi infastidisce vedere contenuti non richiesti.

    Mi infastidisce questa smania di apparire ad ogni costo, ormai anche la vita privata di ognuno è sbattuta in prima pagina, senza consapevolezza alcuna, tutto è diventato straordinario e degno di nota. È legittimo farlo, ci mancherebbe, però di solito chi posta a ripetizione questo tipo di contenuti, non si impegna neanche a creare un contenuto di spessore.

    Aborro le foto dei bambini mostrate come trofeo al mondo, fregandosene del rispetto che dobbiamo all’infanzia (anche quando ancora è solo una pancia) e della tutela che merita, soprattuto in luoghi come i social. Facebook non è l’album privato delle foto di famiglia.

    Mi infastidisce l’autoreferenzialità.

    Mi infastidisce il commento dell’hater di turno, fatto solo per sputare veleno, senza apportare nulla di costruttivo.

    Mi infastidisce tutto questo e vorrei reagire.
    Poi, l’aver studiato discipline olistiche mi aiuta e mi dico: stai calma, non tutto merita la tua reazione, non sprecare le tue energie per ciò che sortirà solo l’effetto di toglierle a te.

    Credo che ci sia bisogno di istruire sull’uso consapevole dei social, non si è mai fatto, come non lo si sta facendo con chat GPT. A che prezzo?

  33. Dei social, più che infastidirmi, mi dà sempre da pensare che si è ospiti e che da un momento all’altro quanto si è costruito – in termini di contenuti, di interazioni, di community – possa non esserci più.

    Ciò che mi infastidisce, invece, è la leggerezza con cui si fa uso di un linguaggio e/o atteggiamento aggressivo, la convinzione che tutti si debbano esprimere su tutto (anche senza alcuna cognizione), i continui post autoreferenziali che passano sotto il nome di personal branding e la cattiva pratica di presunti social media manager che ti invitano a seguire la qualunque, senza un minimo di selezione e di coerenza.

  34. Linkedin: le continue richieste di vendita di servizi, l’auto-referenzialità travestita da modestia, il vestito polveroso, vecchio e ridicolo della comunicazione delle grandi multinazionali e di chi ci lavora, i post che non hanno niente a che fare con il lavoro e la professionalità.
    Facebook: un guazzabuglio di pubblicità, ricordi che vengono riproposti e poco altro. Unica nota positiva: molti gruppi tematici sono belli vivi e utili.
    Instagram: una volta il mio social preferito, coniugava la parte visiva con qualche storia interessante, era forse il social più “artistico” in assoluto. Ora si finisce in un feed di contenuto non richiesto, idiozie varie, una marea di marchette travestite da esperienze indimenticabili
    Twitter: era la mia fonte di informazione primaria, è diventato difficile da navigare, anche in questo caso pieno di post di gente non seguita e lontana anni luce da chi seguo.

  35. Allora, di LinkedIn m’infastidisce che sia diventato una parodia di facebook, con gente che sta li passivamente, non rispondendo a messaggi privati (Quando, il senso di un network professionale DOVREBBE, a mio avviso, esser quello di favorire le interazioni con potenziali nuovi clienti, fornitori, etc.).

    Di Facebook poco o nulla, lo uso oramai veramente poco.

    Adoro YouTube, ancora devo capire l’utilità di Instagram, TikTok e X. Ma qui la colpa è mia, sarò vecchio e slow.

    In generale, il problema, come nella maggior parte degli strumenti, non sono i social networks, ma l'(ab)uso che ne fanno gli utenti.

    Oddio, ho scritto pure troppo, scusate.

  36. Premetto che ho attivi solo due social: Facebook e LinkedIn (escluso YT di cui ho un canale ma non attivo).

    Facebook lo utilizzo ormai poco o nulla. Sono più annunci sponsorizzati che altro. Al massimo lo utilizzo per farmi due risate con qualche meme postato in qualche gruppo che seguo o per le pagine ufficiali di sport.

    LinkedIn allo stato attuale è così composto:
    – post autoreferenziali a circuito chiuso di aziende che qualsiasi cosa fanno o producono è per contribuire a salvare il mondo, inserendo, un tanto al kg, parole come D&I, Sostenibilità, Digitalizzazione;
    – post di personaggi “so tutto io, ma resto umile”,
    – post su notizie di cronaca dove gira che ti rigira si finisce con il parlare sempre delle aziende autoreferenziali di cui sopra.

  37. Facebook mi ha stancato, troppa pubblicità mi impedisce di vedere i contenuti delle persone a cui tengo, passo più tempo a disattivare e nascondere sponsorizzazioni che a leggere i post degli amici. E poi i toni ormai sono troppo aggressivi e polemici, ognuno pensa di dover dire la sua su qualunque argomento, ovviamente con atteggiamento da maestro di vita.
    Per ora curioso qua e là su Instagram.
    Di LinkedIn non sopporto la miriade di guru, coach e venditori di verità che spuntano come funghi ogni mattina, copia/incollando massime prese da Vanity Fair e tampinandoti in messaggio per proporti le loro preziose consulenze (non richieste).

  38. Ho riflettuto sul quesito perché in effetti provo sempre più fastidio nell’accedere ai social, tanto da utilizzarli sempre meno, ma il fastidio non lo procura il social in sé, ma le persone, perché è ciò che condividono che mi disturba. LinkedIn in passato era un luogo virtuale in cui era possibile entrare in contatto con figure professionali di rilievo, trovare annunci di lavoro interessanti, oggi è una vetrina dove l’ego e le parole in inglese fanno a pugni con i margini dello schermo.
    Facebook è un luogo virtuale nato con un senso, dove era possibile entrare in contatto con amici del passato, trovarne di nuovi e condividere ricordi, passioni e argomenti di interesse, oggi è sempre più un luogo dove la gente piscia come i cani per marcare il territorio, per cercare un minimo di attenzioni quotidiane, si cavalca l’onda con l’argomento del giorno, che sia una guerra, un femminicidio, o una foto ritoccata con qualche filtro miracolo poco importa, l’importante è depositare il proprio “bisogno” quotidiano lì nella home speranzosi di ricevere qualche like. Poi ci sono i silenti, che non so se son peggiori dei primi, sono lì da anni, non pubblicano nulla perché loro son discreti, non dicono nulla per non inimicarsi nessuno, son come le signore spione del quartiere, vedono, sentono, riportano i pettegolezzi di tutti, ma poi se c’è un furto nel palazzo non hanno visto e sentito niente.
    Instagram segue a ruota Facebook con questo continuo spoilerare la propria immagine neanche fossero Chiara Ferragni, che almeno porta a casa un gran mucchio di soldi a colpi di like, questa vita in diretta che non merita in molti casi questa telecronaca così assidua, questo condividere perle di saggezza come in un diario del primo anno delle superiori, perché ormai son passati anche un bel po’ di anni e puoi smetterla di decontestualizzare frasi da libri che non hai mai letto, e quelli perennemente in hangover che ricordano Smaila, che anche basta dai.
    I social non sono altro che un contenitore, in cui ci sono anche tanti casi umani, ma se ti cancelli non te ne liberi, perché comunque li incontri quando esci di casa.

  39. Mi dà fastidio che molta gente non abbia idea di come funzionino le piattaforme a cui si è iscritta forse “per gioco”. Diventa quindi molto facile per loro essere vittime inconsapevoli di truffe, fake news, complottismi vari.

  40. Non lo chiamo fastidio, dico solo che i social non sono un “contesto”, quindi qualsiasi testo viene percepito e interpretato, ovvero, giudicato, con i filtri di chi legge
    Non c’è un linguaggio che permette di condividere il contesto. Quindi si guarda per giudicare, bene gli amici e chi è intonato con il nostro pensiero, male gli altri…

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