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Strategie comunicative per fare business attraverso i social media

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Luna Margherita Cardilli, eclettica e vivace, vive a Londra, dove gestisce (insieme alla socia Ljudmilla) la BlackFishTank Ltd., una società che si occupa di strategie comunicative e di narrazioni creative e non convenzionali online ed offline. 

Cristiano Carriero, originale e riflessivo, vive a Jesi, è scrittore, caporedattore della sezione Sport suBloglive,  copywriter esperto ed appassionato di comunicazione e di storytelling sui social media.

Sabato 11 gennaio, al MUSTer di Fior di Risorse, ci parleranno di come attuare delle strategie business nei social media.

Ecco qualche anticipazione.

1. Cominciamo dalle basi: quali sono i 3 errori che un’azienda deve evitare assolutamente sui social?

CRISTIANO: Parto da fatti realmente accaduti: il primo errore è fare il passo più lungo della gamba. Ovvero farsi prendere dalla mania compulsiva di iscriversi a tutti i social del mondo senza avere poi il tempo o, peggio ancora, la competenza per seguire queste pagine. Risultato: l’abbandono. Secondo errore: pensare di poter “manipolare” la comunicazione chiedendo la rimozione di commenti negativi o cose simili. Le aziende tendono ancora a pensare di essere, non so per quale mistero, immuni da commenti negativi o critiche. Terzo errore: affidare la gestione dei social a chi è già oberato di lavoro e pensare che tutti possano scrivere sul web anche senza una preparazione specifica. Molte aziende dovrebbero andare a scuola di italiano, non di social non so cosa

LUNA: Quando un’azienda oggi si iscrive ad un social network, probabilmente soffrirà un po’ il confronto con chi, magari proprio un competitor, è già presente online da diverso tempo e ha una solida reputazione. Un errore da evitare, secondo la mia esperienza, è difendersi da questa sensazione di inferiorità pubblicando post dal tono troppo sicuro, fingendo di ignorare che si è solo appena arrivati. Come se arrivassi tardi ad una festa e entrassi con il tuo cocktail portato da casa in un bicchiere palesemente diverso e iniziassi a parlare da solo al centro della stanza, aspettandoti che gli altri invitati si avvicinino per parlare con te. Non c’è niente di male ad arrivare tardi su qualsiasi social, anzi, è un’opportunità per chiedere aiuto e sostegno ai primi follower, renderli propositivi e creare una community da zero evitando gli errori fatti da altri. È solo questione di forma, ma personalmente sono allergica ai post che iniziano con “Ed ecco a voi…(il catalogo x, o il prodotto y)”: siamo su un social network, non stiamo qui tutti ad aspettare te e il tuo nuovo prodotto! Un terzo errore, secondo me il più grave, è quello di dare poca importanza alle immagini. I mezzi per scattare foto di qualità (per i social network) sono accessibili e a basso costo, bisogna saperli utilizzare al meglio. Questa è la mia battaglia 🙂

2. Qualche suggerimento, invece, per costruire una presenza consona?

CRISTIANO: Prima di tutto le persone: chi sono, all’interno dell’azienda, i collaboratori più portati alla scrittura, alle relazioni, all’intraprendenza, alla scoperta? Partiamo da qui. L’azienda è grande? Ha una storia da raccontare? Due: mettersi nei panni dell’utente, o del lettore. A lui interesserà ciò che stiamo per scrivere? Tre: scegliere pochi social ma seguirli bene, in maniera costante. Magari progettando di cominciare con uno e poi programmare l’apertura di successivi canali. Esempio: se inizio con Facebook e vedo che la risposta è buona, posso passare a Twitter e poi ampliare lo staff per gestire anche Linkedin e Google Plus, e così via.

LUNA: La formazione in azienda è fondamentale per avere un buon successo nei social network. Tutti i dipendenti devono essere a conoscenza dei canali aziendali e avere la possibilità, magari ciclicamente, di partecipare alla creazione di contenuti, che sia anche solo scattare una foto durante il compleanno dell’amministratore delegato. Sentirsi partecipi e creare una liaison tra l’immagine dell’azienda e chi in azienda ci lavora, è la chiave per arrivare a risultati vincenti. Dobbiamo anche ricordare che l’immagine coordinata di un’azienda oggi non si ferma al logo e alla carta intestata ma arriva anche ai social network! È fondamentale creare delle linee guida per la realizzazione di immagini che rendano subito riconoscibile il post di quella azienda da tutto il resto dello stream.

3. Come si realizzano “conversazioni” di successo?

CRISTIANO: Facile a dirsi, meno a farsi. Per conversare bisogna domandare, non essere auto referenziali. Bisogna incuriosire, in qualche modo provocare. Non so quale sia la ricetta per avere successo, di certo quella dell’insuccesso è cercare di piacere a tutti. 

LUNA: Dipende che cosa intendi per “successo”! La fretta di arrivare, a volte ci fa dimenticare qual è il risultato che vogliamo raggiungere. Vendere, avere un milione di fan, sono risposte troppo vaghe che porteranno solo a frustrazione e voglia di abbandonare i social network. Avere una lista onesta di obiettivi e strategie per raggiungerli renderà tutto più chiaro e le conversazioni diventeranno naturalmente di successo. Spesso è la strategia che manca. E un bel piano editoriale!

4. Quali sono gli elementi peculiari dello scrivere per il web?

CRISTIANO: L’italiano. So che sembrerà scontato ma si vedono troppo apostrofi messi mali e po’ accentati per poter parlare di altro. Poi, certo, bisogna entrare nell’ottica che leggere sul web è diverso. La carta ci regala una sensazione che lo smartphone e il tablet rivoluzionano. Scrivere per il web significa tener conto anche di queste variabili. La soglia di attenzione dei “lettori” si è costantemente ridotta. Il pubblico di oggi è irrequieto, legge al rosso di un semaforo e poi riprende in ufficio su un dispositivo diverso. Non dobbiamo mai fargli perdere il filo, essere brevi, sintetici, ficcanti. Mica semplice.  

 LUNA: sono completamente d’accordo con Cristiano e aggiungo solo il mio cavallo di battaglia: le immagini. Mai sentito dire che “un’immagine vale più di mille parole”? Non è solo saggezza popolare, è neuroscienza! Saper accompagnare un testo scritto bene da delle immagini di buona qualità non è più un’arte ma una necessità. La stessa formattazione del testo ha un ruolo di spicco nella scrittura per il web e un maestro in questo tre campi, a mio avviso, è Antonio Lupetti con il suo Woorkup.com

5. Fin dalla notte dei tempi gli uomini primitivi raccontavano storie tracciando disegni nelle caverne, questa modalità funziona ancora oggi?

CRISTIANO: Mi inviti a nozze. Raccontare storie, e ascoltarle, è patrimonio dell’umanità. Ecco perché le aziende devono saper raccontare esperienze, emozionare anche quando sarebbe più semplice scrivere “compra il mio aspirapolvere”. Non c’è bisogno di essere scrittori, bisogna solo capire che una storia ha più possibilità di essere ricordata, tramandata e condivisa. E quindi di raggiungere un pubblico più ampio. Oggi lo chiamano storytelling, ma i pubblicitari degli anni ’80 conoscevano e attuavano già, in maniera innovativa, questa tecnica. Con i social è esplosa all’ennesima potenza, e non credo si tratti di una moda passeggera. 

LUNA:  L’esigenza di raccontare e lasciare una traccia è sì insita nell’uomo, ma oggi a mio avviso stiamo assistendo ad una tipologia diversa di racconto. Una volta raccontavamo principalmente per insegnare e per creare memoria storica. Vorrei fermarmi su questo aspetto della memoria: oggi, paradossalmente nell’epoca del morbo di Alzheimer, ne abbiamo in abbondanza. Oltre alle nostre naturali memorie (a breve o lungo termine, emotiva, sensoriale…), abbiamo a disposizione tutta una serie di protesi mnemoniche a forma di memory card, hard disk e chiavette usb, fino ad arrivare a protesi virtuali come il cloud. È rimasto in noi un istinto alla creazione della traccia mnemonica, basta osservare il comportamento dell’uomo medio del primo mondo di fronte ad un qualsiasi evento ritenuto importante per questioni emotive personali o storiche: durante la manifestazione dell’evento, l’uomo medio del primo mondo non osserva più attraverso gli occhi, ma attraverso lo smartphone. Crea memoria di un evento a cui in realtà non ha assistito se non attraverso la sua protesi mnemonica. 

Così come la memoria, anche il racconto oggi ha subito dei cambiamenti mai visti prima. È un paradigma completamente sballato rispetto a quello a cui eravamo abituati.

Raccontare, per le aziende, oggi nasce da un’esigenza diversa: farsi conoscere da un pubblico che è sempre più attivo e creatore di comunicazione, completamente diverso se non opposto al pubblico passivo e silenzioso del dopoguerra. Siamo inondati da brand, pubblicità, voucher, e lo storytelling aziendale è un’arca per cavalcare questo delirio. Si dice che nei social qualcuno sta comunque parlando di te, quindi meglio esserci. Tornando al racconto, possiamo dire che in questa ultima manciata di anni o racconti o sei raccontato.

(ho appena letto le domande alla mia meravigliosa socia Ljudmilla Socci che saluta tutta Fiordirisorse e i suoi lettori e ci suggerisce questo interessante articolo sull’influenza della fotografia nella memoria http://pss.sagepub.com/content/early/2013/12/04/0956797613504438.abstract )

6. Bene, qualche ultimo suggerimento per integrare la comunicazione/presenza on-line e off-line?

CRISTIANO: Come dico spesso: scegliete eventi interessanti e partecipate. Stringete relazioni reali, cercate di conoscere dal vivo le persone che vi appassionano sui social. Prendete appunti, lavorateci, condividete. Non fate gestire i social da chi sta chiuso tutto il giorno in una stanza! Solo dopo possiamo iniziare a parlare di strumenti per gestire la comunicazione. 

LUNA: È rimasto solo un velo a dividere la vita offline da quella online. Mi piace immaginare che questo velo sia composto dai device (lo smartphone, il tablet, il computer, un paio di google glass) e che il prossimo grande passo sarà l’eliminazione di questi device per una tecnologia completamente integrata con la persona (lo sviluppo delle wearable technology è un indizio). Un grande passo che renderà chiara la direzione verso cui stiamo volgendo e che spero farà cadere gli ultimi retaggi della vecchia internet, quella dei nickname e delle identità fittizie. Suggerisco quindi di lavorare oggi con la mente proiettata ad un futuro di questo tipo, un futuro senza ostacoli tra la vita offline e la vita online. Va bene stampare le icone dei vari social nel catagolo e nelle brochure, ma il vero passo è comportarsi nell’offline dell’azienda nello stesso modo in cui vorresti che la tua azienda apparisse online. Limpidezza, semplicità, velocità. All in!

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