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Innovare per vivere al ritmo del mondo

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In ogni epoca storica, ci sono state innovazioni. Negli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, oggetti come il frigorifero, la lavatrice, il televisore erano innovazioni che gradualmente sono entrate nella vita quotidiana di milioni di persone. Negli anni Dieci del XXI secolo, le innovazioni sono diventate un flusso molto rapido che coinvolge sia le persone sia le aziende. Con esiti diversi: le persone sanno riconoscere “a vista” le innovazioni ma molto spesso non sanno “interpretarle”, mentre per le aziende innovare significa dover scegliere tra strategie differenti (che implicano in ogni caso fatica e sperimentazione, perché in questo campo non esiste la formula univoca che va bene per tutti). L’innovazione trasforma, la novità aggiunge: è una distinzione da tenere bene a mente, quando si tratta di ragionare sul futuro delle aziende. Inevitabilmente, anche le organizzazioni aziendali sono sottoposte ai cambiamenti economici e culturali di questi anni e per elaborare prodotti e servizi più desiderati dai consumatori, è necessario un uso migliore della creatività. Voi spendereste denaro per acquistare prodotti e servizi anonimi e/o di scarsa efficacia? Già conosciamo la risposta a questa domanda. Ecco perché l’innovazione diventa una vera risorsa soltanto quando contiene vera creatività e vera efficacia d’uso.
           

Questa epoca storica presenta grandi opportunità per gli imprenditori che riescono a sintonizzarsi sullo spirito del tempo: i mercati sono diventati molto più globali rispetto al passato e ragionare con una ottica italo globale non soltanto è utile ma è diventato anche necessario, perché già oggi e ancora di più in futuro le organizzazioni aziendali dovranno confrontarsi con un ambiente economico e culturale di tipo internazionale. L’economia classica è basata sulla produzione e commercializzazione di beni materiali. L’economia digitale è basta sulla produzione e commercializzazione di beni immateriali come i servizi. E la comunicazione è diventata una competenza strategica per poter diffondere il proprio brand, i propri prodotti/servizi, le proprie idee. Nel frattempo, il web è diventato l’infrastruttura sulla quale scorrono sempre più la conoscenza, l’informazione e la comunicazione. Sembra molto difficile da capire per gli italiani, forgiati da secoli di lavoro manuale nei campi e nelle botteghe. Ma la direzione ormai è tracciata: il mondo immateriale delle relazioni umane e professionali mediate dalle tecnologie si è affiancato alle tradizionali pratiche comunicative dirette.
           

Per generare innovazione in azienda, dunque, è necessario un mix di competenze che includa apertura mentale, competenze di tipo umanistico, capacità di guardare al mondo. Per chi desidera fare start up o la sta già facendo, lo scenario è molto sfidante poiché oggi c’è accesso ad un mercato globale che è maggiore rispetto al passato e contemporaneamente c’è anche più concorrenza da affrontare (in tal senso, il fallimento è anche una occasione per imparare e per fare meglio in futuro). Per le grandi aziende, innovare significa riuscire a mantenere la posizione sul mercato (mercato nel quale si sono aggiunte molte variabili perché viviamo nell’epoca della complessità). Per le piccole e medie aziende (soprattutto italiane), vivere di innovazione può essere la strada per riuscire a rimanere sul mercato. I bisogni di base dell’essere umano sono immutabili, ma nel corso della Storia sono cambiate le modalità culturali, economiche, politiche attraverso cui vengono soddisfatti. Oggi, siamo nell’epoca dell’innovazione permanente. Ciò significa: innovare per rimanere sul mercato (o per migliorare la propria posizione) oppure scomparire dal mercato. È un bivio che qualsiasi organizzazione aziendale è chiamata ad affrontare al giorno d’oggi.

Gabriele Caramellino ha curato: ItaloGlobali. Viaggio nell’Italia che vive al ritmo del mondo, Lupetti editore, Bologna 2014, pp. 302, euro 18,00.

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