FormazioneIn evidenzaNews

Maradona, che bella illusione perfetta!

619 visite

Londra, National Gallery. Ho dinanzi l’olio su tela che ospita l’Autoritratto di Salvator Rosa, napoletano, libero pensatore, eterodosso e ribelle dalla vita decisamente movimentata. Critico feroce dell’ipocrisia della società dei suoi tempi. Aut tace, aut loquere meliora silentio. “O taci, o dì qualcosa che sia meglio del silenzio”.  Sei parole incise sulla tavola che l’alternativo pittore del seicento napoletano regge con noncuranza nel suo Autoritratto. Un consiglio semplice e disarmante. Un richiamo al valore della parola, al colore e allo spessore del silenzio.

Sì, il silenzio. Il silenzio evocativo e provocatorio di John Cage – altro personaggio fuori dal comune – che nel suo 4’33″ mette in partitura il tacet dando istruzione agli orchestrali di non eseguire alcun suono per tutta la durata del brano. Quattro minuti e trentatré secondi di un silenzio assoluto capace di farci ascoltare il suono intimo del nostro IO.

(a questo proposito suggerisco di guardare il TEDx di Osvaldo Danzi)

Un IO maiuscolo che si fonde e si confonde con un dieci qualsiasi che non è più tale se cucito sulla schiena del Pelusa, del ragazzino di Villa Fiorito.

Come si fa a stare zitti, a fare silentio quando il 10 è quello di Maradona. Quando il 10 da indice di massimo valore (da 1 a 10)  si scompone nelle cifre che rivelano il codice binario di una vita al limite tra 1 e 0, tra 0 e 1. Vero e falso. Giusto e sbagliato. Bene e male. Un dualismo che fa orbitare questa vita eccezionale su traiettorie ellittiche con fuochi chiari e distinti. L’UNO universale e unificatore di Pitagora e di Plotino ed il disordine entropico dello ZERO assoluto. Uno e zero. Talvolta si è più vicini allo zero, talvolta si è più vicini all’uno.

Vicinanza. Questione di vicinanza. Io vicino a lui ci sono stato. Forse è il reale motivo per il quale non riesco a rispettare il tacet in partitura. Insomma sono anni che umilmente lavoro al fianco di Diego Armando Maradona! Sono quasi 15 anni. E’ dal lontano maggio 2006, quando al Forum della Pubblica Amministazione salimmo sul palco io e la sua gigantografia insieme a pezzi da novanta delle Autonomie Locali e delle Amministrazioni Centrali. L’interrogativo che feci porre a Dieguito? “Dite la verità, si può fare goal di mano nella PA?” BOOM!

Da lì in poi il rapporto tra me e El Pibe de Oro si andò rafforzando oltre le più rosee aspettative. Convegno dopo convegno, workshop dopo workshop, seminario dopo seminario diventammo una coppia perfetta. Lui faceva il numero, l’assist e io lo declinavo e lo servivo alla platea di turno. Imprenditori, top manager, disoccupati, professionisti, dirigenti, studenti, insegnanti, medici, operai, neolaureati, venditori e casalinghe. La grandezza iconica è anche questa. La koinè maradoniana permetteva di parlare di tutto a tutti ! La dimensione POP del Maradona “shock”. Ecco il motivo per il quale mi accompagna tuttora nella maggior parte dei miei stravaganti interventi dal leggero retrogusto formativo, quelli targati Mannaggiament, il mio più fortunato progetto di formazione non convenzionale. In “Project MANNAGGIAMENT – Il project management all’ombra del Vesuvio”, la C che campeggia sulla fascia al braccio sinistro di Maradona stimola e sostiene accesi confronti sul tema della leadership più o meno virtuosa, più o meno tossica. In “Valori Sballati” il campione si offre come mito ricordando a tutti, soprattutto ai più giovani, di non essere per nulla un modello.  In “Lei non sa chi sono IO” lo storytelling che lo sostiene affronta il delicato tema della costruzione/distruzione di immagine e reputazione di individui e d’imprese. Maradona, un’epifania di insights e suggestioni utili per una riflessione individuale e partecipata capace di favorire significative riletture comportamentali e organizzative.

Ho imparato a capire la grandezza del mito non tanto vedendolo in azione al San Paolo quanto nelle aule di formazione manageriale, nei meeting celebrativi, nelle convention aziendali.

Da Nord a Sud. Nelle corporate academy delle multinazionali come nelle sale consiliari dei piccoli e grandi Comuni. Dal Palacongressi di Rimini al Teatro Massimo di Palermo. Maradona sempre al mio fianco. Maradona sempre negli occhi sorpresi ed emozionati di chi regala la sua attenzione a chi troppa attenzione proprio non l’ha avuta per sé.

Icona capace di stimolare il dibattito, di stanare, di far partecipare, di far parlare. Proprio come per le grandi opere di arte concettuale che generano il dubbio su una bellezza talvolta incomprensibile a più superficiali, per questo discussa, criticata e sacrificata. E, chissà, forse proprio per questo magnificata e sublimata. Maradona è arte contemporanea. Maradona è design. Maradona è estetica. Hans-Georg Gadamer, tra i più grandi filosofi del novecento, quando era a Napoli in occasione dei suoi seminari all’Istituto Italiano degli Studi Filosofici, guardando il golfo amava dire: << Napoli, che bella illusione perfetta! >> Invitando tutti a vedere oltre quello che il sensibile lascia conoscere.

Fosse stato ancora in vita il tedesco di Marburgo, napoletano doc, sono certo che si sarebbe pronunciato così: “Maradona, che bella illusione perfetta!”

Enzo Memoli
Napoletano, classe ’72, laureato in economia, è docente di change & project management per prestigiose business school e corporate academy. Come libero professionista, fornisce consulenza diretta alle imprese in relazione alla gestione di progetti complessi. Progetti che ha direttamente seguito vanno da quelli formativi, allo start-up d’impresa, a quelli di sviluppo prodotto, a quelli organizzativi e di comunicazione. In occasione di eventi per big audience sviluppa “insoliti” format di riflessione manageriale e conduce workshop “out of the box” coniugando con efficacia formazione, comunicazione, management e piacevolezza senza mai perdere di vista rigore metodologico, concretezza e trasferibilità. I suoi workshop più fortunati sono “Project Mannaggiament” (2007), “Anima & Core Business” (2010) e “Incautamente Ottimista Piacevolmente Confuso” (2017). Maggiori info su mannaggiament.com e enzomemoli.it

Lascia un commento