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Nella scuola di "Saranno Famosi" il primo evento di FdR a Milano. Il giorno dopo

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Come da programma, ieri sera ha avuto luogo il primo evento di FdR a Milano, ospite la scuola di Jazz di via Decorati 10.

I molti amici pervenuti e l’ampio spazio conviviale hanno permesso di salutare le vecchie conoscenze e di avviare quelle nuove.

La serata è proseguita coi saluti di Maurizio Franco, vicepresidente del centro, il benvenuto di Silvia e Domenico e la presentazione di Osvaldo sulla storia ed i valori di FdR, a beneficio soprattutto dei numerosi volti nuovi.

Siamo quindi entrati nel vivo della serata, innanzi tutto con la performance dei Maestri Enrico Intra e Paolo Tomelleri. Performance di classe e momento per rammentare, sull’onda degli stimoli della musica, tanti momenti personali inevitabilmente sottolineati da pezzi del repertorio classico del jazz, ma interpretati con sensibilità metro-ambrosiana.

Il maestro Intra ci ha introdotti ad una prima lettura del tema dell’improvvisazione come creazione competente che, rispettando rigidi vincoli dell’arte compositiva, è capace tuttavia di generare inaspettati momenti di sublime, ed Osvaldo, in pieno trip improvvisativo, ha immediatamente deviato dalla scaletta per invitare ad un breve scambio Maria Erika Leonardi, autrice del libro “Azienda in Jazz”, che ci ha fatto la sorpresa di essere fra il pubblico.

Quindi ha avuto luogo la “management session”, moderata da Osvaldo e da Ivan Ortenzi, cui hanno partecipato Zohir Benhammou UMD di Alstom Grid, Giorgio Padula General Manager di De Nora Next e Manuela Trentini Head of HR di Havas Media Group.

Manuela, provocata su alcune tematiche di gestione del personale (la mitologia del talento, gli spazi di autonomia dei collaboratori, la comunicazione interna …), con grande sincerità e spirito ha accettato il confronto, mostrando come si possa essere concreti e al tempo stesso ammettere il dubbio, la riflessione e l’apertura su temi che invece molti affrontano con la sussieguosa aderenza ai paradigmi della moda di turno.

Giorgio, sull’onda di metafore marine e fluviali (solo apparentemente inaspettate per un rigoroso manager con background ingegneristico) ci ha condotto lungo una prima riflessione sulla natura della improvvisazione competente in azienda. Come nel caso della musica frutto della capacità tecnica e dello spirito creativo, ma che per produrre risultati organizzativamente tangibili non può ridursi a sprazzi per quanto eclatanti (le increspature su n fondo marino per il resto piatto), ma a flussi (il fiume) che mano a mano aggregano, sullo spunto iniziale, contributi individuali coerenti e armonici.

Zohir, infine, ci ha regalato un momento importante, soprattutto per una metropoli come Milano che ambisce proiettarsi su uno scenario internazionale, di confronto con un occhio straniero.
Quello di Zohir, probabilmente per molti è stato un momento in parte estraniante, forse addirittura doloroso, dovendo cogliere nelle sue parole una vivida critica oggettiva, anche se percettibilmente piena di amore e comprensione per un paese cui sono legati anche suoi destini famigliari.
Cose che sappiamo di noi stessi, anche noi-del-nord-produttivo (per intenderci), come la cultura manageriale media che poco favorisce l’autonomia e la crescita dei collaboratori, o la difficoltà di fare azienda su territori che vedono le aziende come vacche da mungere anziché come opportunità di sviluppo da accogliere, ma che ancora non mostriamo di avere abbastanza energia o perseveranza di cambiare.

Del resto, sempre da quegli occhi, ci è venuto invece il riconoscimento di doti che forse non valorizziamo abbastanza, nel modo giusto in un mondo globalizzato: come l’energia per affrontare le crisi più disperate, la capacità di adattamento all’incertezza e alla complessità, la capacità di riflettere in modo ampio non settoriale sui problemi arrivando alla fine sull’obiettivo.

Un ultimo pezzo dei Maestri Intra e Tomelleri ci ha dolcemente congedato, oramai a tardissima serata, dal tema della serata, su cui non abbiamo la presunzione di aver messo un punto, ma almeno aperta una parentesi, che sia occasione di riflessione, per tutti i presenti, su una risorsa/capacità che incertezza e complessità sempre più dovrebbero contribuire a far valorizzare nelle organizzazioni.

Silvia ed io, ringraziamo veramente e di cuore tutti voi, amici vecchi e nuovi, che hanno aderito al nostro invito e con sincera volontà di ascolto attendiamo i vostri feedback, le vostre impressioni e riflessioni, su un percorso che abbiamo solo appena avviato.

1 Commento

  1. Ecco FdR a Milano.
    Eccomi a Milano con FdR.
    Itinerario ben pianificato, programma rispettato. Manco da qualche tempo dalla grande città, ma esperienze e ricordi mi hanno aiutato ad evitare intoppi. Percorso netto fino a 100 metri dal traguardo, quando google map mi abbandona, ma dove un passante cortesissimo mi pilota a destinazione.
    Facce amiche: Alessia del Dottore, Lucia Mastroiacovo e Tano Bonfissuto. E poi la splendida padrona di casa Silvia Giudici. Ma anche tante facce nuove – e per me non poteva essere altrimenti. Clima cordiale ed informale, come al nord quasi quasi non ti aspetteresti, se non tenessi presente che sei ad un evento di FiordiRisorse. Impeccabile, come c’era da aspettarselo, Gabriella Bertone alla reception.
    Non sono l’unico marchigiano in sala. Fra nativi, oriundi ed assimilati ci sono anche Barbara Principi, Luigi De Seneeen ed anche un altro padrone di casa, Ivan Ortenzi. Che insieme a Sivia, Domenico Famà e Osvaldo Danzi, introduce la serata e presenta la community.
    Spazio alla musica. Una fantasia di evergreen reinterpretata in maniera magistrale dai maestri Enrico Intra e Paolo Tomelleri, con le loro personalissime cifre stilistiche che ripassano la storia del jazz con una forte impronta bop.
    Con le mani ancora calde per gli applausi, arrivano gli ospiti-testimoni.
    Maria Erika Leonardi, autrice di “Azienda in Jazz”; e poi Giorgio Padula, direttore generale di De Nora Next, Manuela Trentini, HR manager di Havas Media Group e Zohir Benhammou di Alstom Grid.
    Vernissage così ben riuscito, che ci convincono a lasciare la sala solo con la minaccia dell’imminente messa in funzione dell’impianto di allarme. Poco male, il networking continua di fronte ad una birra qualche centinaio di metri più in là.
    Si fa veramente tardi; Michele Maisetti, gentilissimo, mi dà uno strappo verso l’albergo.
    Buona la prima. Sono rose e fioriranno.

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