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Quanto vale un Diploma del MUSTer FdR?

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Vetrya

Per il secondo anno consecutivo ho ricevuto il diploma del MUSTer FdR con la consueta foto di rito.

Cosa c’è di strano?

Quest’anno per varie ragioni ho potuto partecipare – e devo dire, purtroppo – solo ad alcune delle tappe. Qual è quindi il significato di questo titolo? Sicuramente il risultato non si raggiunge sulla base della frequenza. Partecipare al MUSTer è un’esperienza diretta, è andare alla fonte, è avere l’opportunità di affacciarsi nei luoghi dove si lavora e di ascoltare la voce delle Persone che a vario titolo (titolari, amministratori delegati, CFO, responsabili di produzione, della comunicazione, del marketing, HR o sales manager) stanno creando situazioni, metodi, esperienze che hanno particolare valenza nell’ambito dell’innovazione, dell’organizzazione, del marketing, della trasformazione digitale, del project management, delle vendite.

Questo avviene in aziende di diversi settori: manifattura, servizi, fashion, IT, ingegneria, comunicazione, turismo, ecc..

L’esperienza è arricchita dal contributo di relatori che approfondiscono il tema portato dalle aziende ospiti e senza marchette autoreferenziali, com’è nello stile di tutte le iniziative di FiordiRisorse, e con un tono informale. Normalmente una giornata del MUSTer prevede una visita dell’azienda, dentro gli uffici, nelle sale riunioni, negli ambienti della produzione, nelle sale di controllo. Ciò che è raccontato nell’aula della formazione diventa reale, dai luoghi arriva la conferma di come le iniziative di cui abbiamo sentito parlare sono messe in pratica. Quindi è molto di più che “fare teoria” e prendere appunti. Torno a casa con dati veri, con la tasca piena di condivisioni di esperienze concrete e alcuni contatti veramente speciali, perché non è secondario il fatto che sia possibile entrare in relazione con i referenti dell’azienda e i relatori e successivamente potersi confrontare direttamente con loro sui temi trattati.

Ricorderò la tappa in Cooperativa Ceramiche Imola per la visita al museo e l’ospitalità negli spazi espositivi. Un recupero straordinario dei vecchi stabilimenti di produzione e dei magazzini dove sono in mostra i prodotti dell’azienda con uno spazio riservato alla formazione veramente accogliente. Il vecchio e il nuovo qui si incontrano dando la misura dello spirito con cui questa azienda si è evoluta dalla fine dell’800 a oggi. In questi spazi, passeggiando tra le ceramiche esposte abbiamo ascoltato la storia dell’azienda e dell’evoluzione dei suoi marchi dalle parole di Stefano Giordanie affrontato il tema del conflitto in azienda con Daniele Scaglione (Spell):“Il conflitto appartiene all’area della relazione, non del contenuto. Il contrasto, invece, appartiene all’area del contenuto. Per non sfociare in un conflitto è bene non stare nel contrasto”. In questa occasione ho avuto il piacere di conoscere Francesca Quaratino che ha raccontato la case history della sua Manafactory in fatto di gestione del conflitto e Roberta Bortolucci che ci ha svelato trucchi efficaci per riconoscere e gestire la rabbia.

In A2Ail tema è stato innovazione e organizzazioni esponenziali. Abbiamo ricevuto il racconto di Maria Cristina Vaccarisi (Change management development & comunicazione interna) e di Marco Turchini (Head of Innovation) di come A2A sta introducendo lo smart working e del suo approccio all’innovazione attraverso un gruppo che opera all’interno dell’azienda come fosse una start up. Con Ivan Ortenzi Alessandro Giaume di Ars et Inventio (Bip.), dopo avere approfondito il tema innovazione dal punto di vista teorico, ci siamo esercitati a inventare organizzazioni esponenziali per portare soluzioni o prodotti ‘disruptive’ sul mercato. Ammetto che prima di questo modulo se qualcuno mi avesse parlato in questi termini lo avrei guardato pensando che queste parole servissero unicamente a far scena e non fossero realmente piene di contenuto. A proposito dello spirito giusto per portare innovazione, Giaume ha detto: “Non sappiamo quale sia il lavoro del futuro, è necessario che ci costruiamo il mindset. La mancanza di paura è uno dei più grandi ostacoli all’innovazione oggi perché la percezione della paura consente di spostarsi, di cercare soluzioni, di predisporsi al cambiamento. Bisogna cambiare il proprio atteggiamento verso la paura, rivederne il significato recuperando il significato positivo di questa emozione. Le tecnologie e le metodologie oggi sono abilitanti a verificare l’impatto della mia idea di innovazione. Questa velocità consente di ridurre i rischi del fallimento”.

Ancora il tema innovazione ma questa volta digitale è stato al centro dell’indimenticabile tappa in Vetrya, con Luca Tomassini e Katia Sagrafena ottimi padroni di casa: “Qui ci sono gli spazi per ‘staccare’, leggere un libro sdraiati, dedicarsi al proprio sport preferito. Perché non sempre stare attaccati al proprio computer consente di trovare le soluzioni”. Vetrya è un’azienda come se ne vedono poche in giro. Colori, luce, spazi ampi, opere d’arte sparse qua e là, sale fitness, campi da gioco, estetista, spazio bimbi, area giochi. Un luogo di lavoro pensato per far amare il lavoro. Katia Sagrafena rivela l’atmosfera che si respira in azienda: “Le neo mamme, qui, prendono il minimo del periodo obbligatorio di maternità perché hanno voglia di tornare a lavorare prima possibile”. In Vetrya ho fatto la conoscenza dell’ottimo Massimo Chiriatti di IBM, da quel momento in poi me ‘guru’ e riferimento sul tema della blockchain. Tuttora quando leggo un articolo sul tema e ho qualche dubbio, gli scrivo e lui mi risponde con grande pazienza e professionalità, un vero appassionato del suo lavoro, oltre che abile divulgatore. Luca Tomassini ci ha regalato una vista del futuro per come lo vede: “Noi nati prima dell’85 saremo gli ultimi che hanno conosciuto entrambi i mondi, quello senza e quello con la rete. [..] Dobbiamo guardare la realtà senza pregiudizi, con gli occhi della generazione Z. L’obiettivo di Internet è migliorare il tempo, i costi e la qualità nelle imprese; nella vita delle persone il benessere aumenterà”. A giudicare da quello che Luca Tommassini e Katia Sagrafena hanno creato, viene senz’altro voglia di crederci.

In Best Western Italia ho lasciato che il MUSTer mi contaminasse con il tema del turismo. Credevo, a prima vista, di essere uscita dal mio campo e invece sono rimasta sulle tracce dell’innovazione. Giovanna Manzi, CEO di Best Western Italia, ci ha raccontato, con l’entusiasmo e la grinta che la caratterizzano, la storia dell’azienda e del suo marchio: ho scoperto che Best Western è una cooperativa (con un funzionamento del tutto inedito per me) e ho ascoltato con grande interesse l’idea di strutturare l’azienda in circoli trasversali all’organizzazione tradizionale, con team multifunzione focalizzati su KPI strategici per l’azienda. Il MUSTer fornisce strumenti per comprendere il mondo più da vicino, gli toglie la patina della distanza e costringe a immergerti nel reale. Dopo il viaggio con Mirko Lalli (CEO &Founder diTravel Appeal) su tutte le declinazioni del digitale applicate al turismo, sul ruolo dei portali di distribuzione come Booking ed Expedia, Google e Airbnb e sulle prospettive della blockchain e dell’AI in questo settore, Stefano Picarelli, direttore d’albergo a Milano ha affermato con grande semplicità e schiettezza: “Il futuro dell’albergo è nell’idea di se stesso, perché, per raggiungere l’obiettivo della quadratura delle presenze, il personale dell’albergo è destinato all’outsourcing”.

Infine, la tappa in LinkedIn Italia, e i temi questa volta sono le risorse umane e la trasformazione digitale. Anche in questo caso uffici da sogno, con l’obiettivo di creare un ambiente lavorativo rilassante, un posto in cui è possibile conciliare lavoro e benessere. Una sala multimediale, il classico biliardino, chitarre, biciclette che si usano per davvero, una sala relax con un’amaca con vista sulla skyline di Milano, una bella cucina, docce e una sala festeggiamenti con tanto di cantina dei vini e un vetro da rompere con dietro una tromba da stadio per celebrare i momenti di successo. “Non bastano più i soldi per assumere una risorsa strategica”, racconta Andrea Attanà di LinkedIn Italia, che ci illustra l’attuale strategia di LinkedIn basata sull’analisi dei dati che provengono dalla rete e le frontiere della “Talent Intelligence”. In questo contesto si è inserita Silvia Zanella, social recruiter di Adecco: “Una volta il tema era essere impiegati. Oggi il tema è essere impiegabili. Questo perché i lavori stanno cambiando e oggi non sappiamo quali saranno i lavori del futuro”. Chiara Talenti, Marketing and Comunication Director di Rintal ci ha poi illustrato in modo dettagliato l’introduzione del nuovo CRM in azienda quali strategie di marketing stanno oggi affiancando le vendite e di come questo strumento abbia modificato e stia modificando il modo di fare comunicazione e di porsi sul mercato. Infine Pepe Moder ci ha parlato del lavorare agile, ovvero per competenze a prescindere dalla gerarchia.

Ogni volta sono tornata al mio lavoro di sempre con maggiore entusiasmo e lucidità. Per lavorare meglio è necessario, almeno per me, investire in formazione e togliere le ragnatele, quelle che molto spesso si formano nella testa quando ti abitui a fare le cose nello stesso modo e a vedere le cose dalla solita prospettiva. .

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