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Cultura della sicurezza, del lavoro, delle emozioni

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Si è appena conclusa la tappa di Imola dell’edizione 2021 di #nobilitafestival e mi sarebbe piaciuto tantissimo poter partecipare anche a quella di Ivrea, anche solo per motivi di affetto personali (Olivetti e le sue macchine per scrivere fanno parte della mia vita da quando ero piccola e vedevo mia madre battere la tesi di mio padre per intere domeniche), quanto mi piacerebbe poter essere a Bari il 26 ottobre!

L’appuntamento di Imola però non potevo certo perdermelo e devo dire che questo Festival continua a parlare di lavoro e del Lavoro da diverse angolazioni: sono arrivata che stava cominciando il panel sulla sicurezza al quale sono intervenute persone che conoscono approfonditamente l’argomento tra i quali l’ex ministro Cesare Damiano, il quale ha posto la riflessione che pur essendo ancora troppi (troppi!) 3 morti al giorno per lavoro, negli anni ’60 erano 11!

Che le leggi ci sono e sicuramente vanno rinfrescate, ma non c’è bisogno di nuove leggi: la 81 del 2008 regge ancora bene quando si segue con scrupolo.

Nel 2021 ci sono stati più di mille morti sul lavoro: una strage. Continua. Imperterrita. Assurda.

Marco Bentivogli pone da sempre il tema che costa molto meno la prevenzione della sicurezza in sé per sé e che la prevenzione si ottiene tramite la cultura e l’educazione alla sicurezza.

Claudio Micalizio affronta invece il tema di come vengono date le notizie degli incidenti sul lavoro dalle testate giornalistiche: come mai alcune hanno tanto impatto ed altre scorrono via come eventi ai quali ci si è abituati (e mai dovremmo abituarci!). Perché alcune vittime rimangono più impresse di altre e diventano più “notiziabili”?

Sono stata attratta, però, da dove si è sviluppato il panel, e cioè se si può correlare la #leadership alla sicurezza perché ne sono convinta, almeno su certi aspetti.

La leadership nel senso di esempio, di comportamenti coerenti top-down coi valori aziendali, di responsabilità nei confronti delle persone e dell’azienda ed anche di tutti gli stakeholder che gravitano intorno all’operatività aziendale.

Considerato che in Italia più del 90% delle imprese sono piccole e medie, nella stragrande maggioranza dei casi di infortunio si parte purtroppo da un errore umano: da una mancata considerazione di possibili conseguenze, perché in Italia purtroppo ancora non c’è grande considerazione del risk management. Tale disciplina si occupa di mappare e mitigare i possibili e/o probabili effetti di eventi e situazioni di tutte le attività aziendali e spesso non ha la giusta importanza, perché si ritiene un esercizio poco utile, esercizio invece che dovrebbe essere potenziato.

E come si può potenziare?

Tramite l’empowerment: le aziende sono fatte di persone, di comportamenti e di valori, c’è bisogno di coerenza e c’è bisogno di far crescere la consapevolezza relativa ai rischi nelle singole persone e nelle organizzazioni e ciò accadrà quando la maggioranza delle persone avrà la percezione di cosa significhi veramente seguire alla lettera le procedure di sicurezza perché convinti nel profondo e non solo per ottemperare ad esse.

La formazione sulla sicurezza è obbligatoria, ma non per questo deve essere noiosa e senza passione o entusiasmo: Juri Piroddi, ci ha raccontato che è possibile alzare la sensibilità nei confronti della sicurezza tramite il teatro, facendo cultura nel senso più ampio del termine.

La tecnologia ha permesso di spostare attività sempre più complesse e pericolose sulle macchine, ma non tutte le attività pericolose e dobbiamo sempre ricordarci che le macchine vengono “governate” da noi, dalle persone e che sarà sempre un nostro errore o dimenticanza ad attuare una reazione a catena tale da arrivare ad una tragedia.

Venerdì sera come ultimo JobX c’era Diego Alverà a raccontare di “Ayrton: il predestinato” che ha fatto venire i brividi e le lacrime agli occhi a tutti quanti perché tutti abbiamo amato ed amiamo Senna, perché eravamo proprio lì in quel momento, perché l’importanza della sicurezza di ognuno si può comunicare meglio tramite le emozioni, oltre che le procedure.

Ricordiamocelo.

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